Le elezioni in Australia, Serie o bizzarre?

Il voto del 2 luglio 2016, tra schede elettorali con la hit parade dei partiti e spot televisivi contro i candidati.

L’Australia è una terra straordinaria non solo per l’incredibile natura che la contraddistingue, ma anche per la gente che la abita. Gli australiani sono così diversi da noi da risultare affascinanti e anche un po’ matti. Sabato 2 luglio 2016 in Australia si svolgono le elezioni politiche federali (l’equivalente delle elezioni politiche da noi in Italia) e, ancora una volta, è l’occasione per confermare le tante stranezze di questo Paese che è un miscuglio di persone ed etnie completamente diverse tra loro. Sono già rimasto tante volte sorpreso dalle abitudini bizzarre degli australiani (leggi: Australia, abitudini e stranezze nella terra dei canguri) e quella del voto è un’altra di quelle cose incomprensibili ad un italiano. L’Australia è una federazione di Stati con a capo la monarchia Britannica. Ogni stato ha i propri rappresentanti e poi, circa ogni tre anni, vengono eletti i rappresentanti del parlamento federali (le elezioni del 2 luglio 2016). Il sistema dello stato federale è quello classico della democrazia parlamentare di tipo avanzato molto simile a quello del Regno Unito. Fin qui niente di strano, quindi: si eleggono i rappresentanti federali di Camera e Senato e poi i parlamentari danno la fiducia al governo e al primo Ministro che di solito è il capo del partito di maggioranza. I partiti non sono decine e decine come in Italia ma pochi come in Gran Bretagna (di solito 6 o 7, ma solo due o 3 contano veramente). Tutto a posto? Apparentemente sì. In realtà il sistema è piuttosto bizzarro.

La bandiera australiana

La bandiera australiana

Cominciamo con la campagna elettorale. Non esistono manifesti e tabelloni: tutta la propaganda avviene ormai in forma digitale (niente di strano), ma in Australia, al contrario che in Italia, si possono fare gli spot in televisione e, quindi, per un mese e più si viene costantemente martellati con la pubblicità politica. La cosa più incredibile è, però, che sono consentiti spot elettorali “negativi”, quelli cioè che suggeriscono all’elettore di NON votare un determinato candidato o partito. E’ una guerra mediatica combattuta duramente: “questo non è bravo, quell’altro ha intenzione di tagliare la sanità, non votate questo politico perché ha intenzione di danneggiare l’economia”, e via dicendo con questo tipo di slogan trasmessi in televisione. Di solito il più bersagliato dalla pubblicità negativa è il primo ministro uscente che, però, gode del vantaggio di essere costantemente sotto i riflettori mediatici (tutti si ricordano chi è). Il sistema di voto, invece, lascia addirittura a bocca aperta perché mette in difficoltà qualunque tipo di elettore, anche il più informato o politicamente coinvolto. Sulle schede elettorali (una per il senato e una per la camera come da noi), infatti, non bisogna tracciare la classica croce sul simbolo del partito prescelto ed, eventualmente, scrivere il nome di un candidato. scheda votoSarebbe troppo semplice! No, gli australiani si sono inventati un sistema assurdamente bizzarro: compilare la hit parade dei partiti stilando un’accurata classifica che va da quello preferito in giù. Di fianco ad ogni simbolo, infatti, c’è una casellina dentro la quale è necessario scrivere il numerino di una posizione in classifica: “uno” per il partito preferito, “due” per il secondo, e così via… Non ci credete? Ecco qui un fac-simile della scheda.

Roba da matti… Pensate a cosa accadrebbe in Italia! Mi sono cimentato per gioco nel stilare la classifica dei partiti italiani se si dovesse votare con il sistema australiano e non sono riuscito a raccapezzarmici. Se, infatti, quasi tutti potrebbero facilmente indicare il proprio “numero 1” e, forse, all’opposto quello da mettere come ultimo in classifica, provate a scegliere il movimento o il partito da mettere al terzo o al quarto posto? Immagino le code sterminate ai seggi causate dal tempo necessario ad ogni elettore per compilare la propria classifica in cabina elettorale (probabilmente i più metterebbero numeri a casaccio). Chissà poi al momento dello spoglio che confusione e quante schede annullate visto la mole impressionante di “segni” che bisogna materialmente tracciare su ogni scheda. Per ovviare a questo ultimo inconveniente l’Australia consente la propaganda elettorale anche durante il giorno delle elezioni e, fuori da alcuni seggi, i candidati distribuiscono un fac-simile della scheda elettorale con la classifica precompilata da copiare poi in cabina. Non solo, se l’elettore sbaglia può sempre chiedere una seconda scheda e rivotare. A proposito dei seggi ecco un’altra stranezza: si può votare in tantissimi posti e i seggi non sono allestiti solo nelle scuole. Certo gli istituti di ogni ordine e grado sono anche qui i luoghi che vanno per la maggiore, ma, per esempio, nella lista dei seggi del collegio delle spiagge del Nord di Sydney (dove vivo) c’è un po’ di tutto: si può votare nelle sale dei municipi o nelle chiese. C’è un seggio allestito addirittura nella sala conferenze della locale comunità massonica e diversi seggi sono allestiti nelle sedi dei “surf Club” sparsi nelle vicinanze delle spiagge. D’altronde siamo in Australia!! A, dimenticavo, in Australia, come si fa negli Stati Uniti, si può votare anche per corrispondenza, o esercitare il voto anticipato o recarsi in collegi speciali nel caso ci si trovi in viaggio (il territorio è sterminato) e non si possa rientrare nel proprio comune, tutto in perfetto stile australiano…

 

 

2 Comments on "Le elezioni in Australia, Serie o bizzarre?"

  1. saranno anche roba da matti ma funziona

  2. Della classifica non lo sapevo. Fantastico 😀

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