Alla scoperta dei relitti sottomarini del Mar Rosso

Sharm El Sheikh: immersioni al Thistlegorm e al Million Hope

Chi ama il mondo sottomarino, ha già una certa pratica di immersioni ma non ha ancora provato l’incredibile emozione di esplorare un relitto in fondo al mare, può coronare facilmente il suo desiderio durante una vacanza sul Mar Rosso. In Egitto, nei tratti di mare che bagnano le coste della penisola del Sinai “riposano” nei fondali decine di imbarcazioni affondate durante tragici eventi lungo l’arco del Novecento. Molte sono ubicate attorno alla notissima località turistica di Sharm El Sheikh e due di questi relitti, due grandi navi da commercio, sono tra le più esplorate dai subacquei di tutto il mondo.

Sono, il “Million Hope” gigante del mare affondato nel 1996 dopo un urto contro la barriera corallina di Nabq, e il “Thistlegorm”, nave per il trasporto di armamenti affondata nel 1941 di fronte alla barriera corallina di Sha’ab Ali in seguito ad un bombardamento.El quseir - Mar Rosso

Mar Rosso – Million Hope

Fa impressione, soprattutto a chi non è esperto di marineria, come a ridosso nel nuovo millennio una moderna nave da trasporto possa andare incontro ad una sciagura ed affondare. Eppure è quanto è accaduto il 24 giugno 1996 al “Million Hope”, nave da carico costruita in Giappone nel 1972, lunga 175 metri e larga 25 e battente bandiera cipriota. L’imbarcazione, diretta a Taiwan, stava trasportando 26.000 tonnellate di potassio e fosfati quando, in seguito ad un incendio scoppiato a bordo, divenne ingovernabile e si arenò nel Mar Rosso sulla barriera corallina del golfo di Aqaba, poco sopra a Sharm El Sheikh, tra la spiaggia di Nabq e l’isola di Tiran.

Successivamente affondato, è attualmente ubicato a circa 22 metri di profondità con la parte più alta di una delle sue ciminiere che spunta a pelo d’acqua. egypt dive - Mar RossoIl relitto è uno dei più accessibili del Mar Rosso e si può ammirare anche facendo snorkelling. Raggiungerlo è semplicissimo se si fa base in uno dei resort di Sharm o di Nabq. Il Million Hope è così vicino alla costa che, in teoria, si può addirittura raggiungere a piedi da un vecchio pontile in disuso tra i tanti della spiaggia di Nabq.

Il relitto accessibile anche ai principianti

In alternativa è sufficiente una piccola imbarcazione per arrivare direttamente sopra alla nave. Il classico tour subacqueo del Million Hope si articola in due immersioni: la prima per esplorare l’esterno della nave, lo scafo, il grande ponte. La seconda per esplorare le stive e l’interno della nave. Nonostante la sua posizione a bassa profondità, difficilmente i centri diving della zona permettono l’immersione al relitto (in particolare l’esplorazione interna) a chi non è in possesso di un brevetto avanzato di sub che permette di scendere in sicurezza fino alla profondità di 30. Per la prima immersione si scende fino ad una profondità di 20/22 metri n corrispondenza della poppa della nave. Non ci si porta immediatamente vicinissimi al relitto ma si opta invece per un giro più esterno portandosi vicino alla gru che giace poco distante dallo scafo della nave.

Un grosso mezzo che cadde in mare per errore durante le operazioni di recupero di parte del relitto avviate subito dopo il naufragio. Dopo la gru è la volta dell’esplorazione dello scafo esterno. Si comincia, appunto, da poppa dove, purtroppo, mancano le eliche della nave, smontate (e pare trafugate) a causa del loro valore. L’immersione prosegue verso la prua, sempre alla profondità del fondale marino. Giunti quasi in testa alla nave si entra nello squarcio apertosi a prua in seguito alla collisione con la barriera corallina. Si gira intorno alla prua e si comincia la lenta risalita in superficie mentre si esplora (da prua a poppa) il ponte della nave. Si può anche entrare subito in una delle grandi stive o tenere l’esplorazione di questa parte del relitto per la seconda immersione.

Superate le grandi ciminiere poste quasi a poppa si risale gradualmente fino alla superficie. La seconda immersione è la più emozionante e permette l’esplorazione vera e propria della nave. L’unica attrezzatura extra necessaria a quella subacquea standard è una torcia. Si ridiscende fino all’altezza del ponte della nave (18/20 metri) e, questa volta partendo da prua, ci si inoltra in una delle grandi stive che contenevano i fosfati e le altre materie trasportate dal cargo. L’interno delle stive, seppur formalmente vuoto è divenuto negli anni la dimora di diverse colonie di pesci. Si esplorano tutte e tre le grandi stive della nave e poi si entra all’interno. Si esplora la cabina di comando altri ambienti della nave prima del momento più emozionante: la discesa nell’oscurità della sala macchine nuotando per una ripida scala. Qui è necessaria un po’ di attenzione perché gli spazi sono angusti e i movimenti sono resi difficili dalle bombole. Dopo aver dato uno sguardo all’apparecchiatura e ai motori si comincia la risalita passando per altri ambienti interni alla nave, come la cucina, per poi riuscire sul ponte del relitto e da lì in superficie. (Scopri le altre destinazioni diving di Viaggio Saggio).

Courtesy of Wikicommons

Mar Rosso – Thistlegorm

Il secondo relitto è il più famoso del Mar Rosso e uno dei più conosciuti al mondo per le peculiarità del suo carico e regala ai subacquei una delle immersioni più spettacolari che esistano. Il Thistlegorm, infatti, era una nave mercantile britannica utilizzata per trasportare mezzi e munizioni per la campagna d’Africa degli Alleati durante la seconda guerra mondiale. La nave, lunga 128 metri e larga 18, venne affondata il 5 ottobre 1941 dall’aviazione tedesca mentre stava per risalire il golfo di Suez diretta all’omonimo canale. La nave fu colpita alla stiva numero 4, piena di munizioni. L’esplosione di alcuni proiettili per obice spezzarono la nave in due tronconi facendola affondare e adagiare ad una profondità di circa 31 metri. Le altre stive contenevano mezzi da guerra e carri armati leggeri rimasti pressoché intatti.

Questa immersione richiede capacità tecniche superiori rispetto al quelle necessarie per l’immersione al Million Hope ed è quindi dedicata solo a subacquei con brevetto avanzato che abbiamo almeno una trentina di immersioni alle spalle. Già l’avvicinamento al relitto non è uno scherzo. I resort più vicini sono quelli di Sharm El Sheikh che, comunque, distano una 50ina di chilometri in auto dal punto di partenza per recarsi al relitto.

Tre ore in barca

Una volta in mare, poi, sono necessarie circa 3 ore di navigazione per raggiungere il punto dove è ubicato il Thistlegorm. Ma non è finita. Come nel caso precedente l’esplorazione della nave richiede come minimo due immersioni che vanno compiute entrambe al mattino, possibilmente entro le 11 quando si alza quasi sempre una forte corrente sottomarina e le condizioni generali diventano avverse. La levataccia è quindi garantita. Con la prima immersione si esplora l’esterno della nave. Già durante la discesa e l’avvicinamento in al relitto ci si accorge che l’ambiente è molto diverso da quello precedente. Più di settant’anni in fondo al mare, infatti, hanno profondamente cambiato la fisionomia della nave.

Roland unger per Wikicommons

Roland unger per Wikicommons

Lo scavo è diventato praticamente un grande reef pieno di coralli, vegetali marini e pesci. Si scende fino a 30 metri di profondità a poppa della nave dove si possono ammirare le eliche senza avvicinarsi troppo perché poste a 33 metri di profondità, quindi, off limit. L’esplorazione continua risalendo controcorrente verso prua avvicinandosi man mano al materiale sparso per il fondale della parte posteriore della nave colpita dal bombardamento. Coi sono ancora visibili (con un po’ di immaginazione) due carri armati modello MKII Bren e una stupenda locomotiva. Si continua verso prua esplorando il ponte dove si trovano i serbatoi l’albero di prua un siluro e il sistema di ancoraggio. Arrivati a 16 metri di profondità si fa il percorso a ritroso (nel senso della corrente) e si risale in superficie.

Dopo l’opportuna sosta comincia la seconda immersione dove si visitano le tre stive della nave, sempre partendo da poppa verso prua. La stiva tre contiene munizioni, granate, mine anticarro e altre attrezzature. La stiva numero 2 è il vero “gioiello” del relitto perché contiene alcuni automezzi e diverse motociclette ancora in buono stato nonostante l’erosione. Sono visibili anche pezzi di ricambio per carri armati e aeroplani. La stiva 1, infine, contiene ancora automezzi e motociclette più diversi ricambi e gomme. L’immersione si conclude dopo la sosta di decompressione con l’uscita dall’acqua a poppa.

Il Thistlegorm purtroppo verte in uno stato di conservazione non dei migliori. Le migliaia di subacquei che ogni anno compiono l’immersione stanno deteriorando irrimediabilmente la nave a causa delle bolle d’aria che creano delle vere e proprie sacche all’interno del relitto e corrodono le parti dello scafo. La situazione sarebbe così grave che le autorità egiziane da tempo hanno in mente di proibire le immersioni o destinarle solo ad un numero chiuso di subacquei l’anno. (Scopri le altre destinazioni diving di ViaggioSaggio).

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