Scalare Ayers Rock è un diritto o un abuso?

E’ un diritto salire su Ayers rock, il grande monolite rosso al centro dell’Australia, oppure è uno sfregio alle tradizioni degli aborigeni che considerano Uluru (il nome aborigeno) la loro montagna sacra?

Chi ha in programma un viaggio in Australia ha di sicuro in mente la visita di Ayers rock (leggi: Ayers rock, il monolite più grande del mondo) e chi sta per andarci si sarà di certo domandato se sia possibile salire in cima al monolite. La risposta è , Uluru si può ufficialmente “scalare” …per ora. Si possono salire i suoi 348 metri di altezza fino alla vetta percorrendo un ripido sentiero, ma non aspettatevi di farlo perché il personale del Parco nazionale di Uluru Kata-Tjuta scoraggia pesantemente i visitatori alla salita per questioni di carattere politico. Uluru (4)

La questione è piuttosto intricata e per farsi un’idea è necessario ripercorrere la storia del sito. Nelle tradizioni aborigene la montagna ha avuto una parte importante nel cosiddetto “dreamtime” il “periodo del sogno” prima dell’avvento dell’umanità, ed è quindi sacra. Il suo nome è Uluru, Ayers rock è per gli aborigeni solo il nome moderno dato dagli occidentali nel 1873 in onore di sir Enry Ayer, premier de Sud Australia. Nel 1900 tutta la zona attorno al monolite venne dichiarata riserva degli aborigeni. Rimase così per mezzo secolo, fino a quando, nel 1950, per incoraggiare il turismo, Ayers rock (e successivamente del Olgas) vennero estratte dalla riserva e venne realizzato l’omonimo parco nazionale. A questo punto è necessario fare un balzo in avanti di altri 20 anni. All’inizio degli anni Settanta l’Australia venne attraversata da un’ondata di proteste da parte della popolazione autoctona. Fu il risveglio della coscienza aborigena per l’ottenimento dei diritti sulla loro terra natia dopo la dominazione dell’uomo bianco che diede origine agli eventi della cosiddetta “generazione rubata” (i bambini aborigeni strappati alle loro famiglie per essere occidentalizzati). Queste agitazioni politiche portarono al varo di una legge sulla terra australiana nel 1976 (nel Northern Territory) che garantiva agli aborigeni la proprietà delle terre da loro occupate. Purtroppo, essendo Ayers rock diventato nel frattempo parco nazionale l’intera area non cadde sotto la tutela della legge e l’unica consolazione che ebbero gli aborigeni fu quella di vedere (nel 1977) il parco rinominato “Uluru Kata-Tjuta national park” (al posto di “Ayers rock national park”). La battaglia per Uluru continuò, quindi, fino al 1985 quando il governo federale australiano decise finalmente di restituire il sito agli aborigeni, ma con una clausola: Il diritto di gestione del sito da parte dell’ente parco nazionale per i futuri 99 anni. Nel 1993 il nome Uluru venne affiancato a quello di Ayers rock e nel 2002 la denominazione venne rovesciata. Oggi il monolite rosso si chiama ufficialmente Uluru/Ayers rock. L’ente parco ha la missione di proteggere il sito ma anche quello di valorizzarlo agli occhi degli australiani e del mondo. Per questo motivo attorno al parco è sorta una fiorente industria turistica. Questo nonostante i desiderata degli attuali “proprietari” (gli aborigeni) che vorrebbero il sito chiuso e inaccessibile ai non aborigeni. La questione è quindi tutt’altro che chiusa: permettere ai turisti di scalare Ayers rock è visto come una sorta di diritto occidentale sul sito che, per dirla tutta, è mantenuto in ordine solo grazie al fondamentale contributo degli australiani “occidentali”. Uluru (21)Ma le cose stanno cambiando in fretta e quello che è visto come un diritto per alcuni, per altri (non solo aborigeni) è diventato un abuso. Il punto di vista dominante al momento è, infatti, quello che ritiene che sia sufficiente ammirare Uluru da vicino senza metterci per forza i piedi sopra. Per questo tutto il parco è disseminato di cartelli che invitano i visitatori a NON scalare il monolite. Non solo, il personale del parco sta attuando una vera e propria campagna per scoraggiare la salita nonostante sia consentita per legge. Per questo, come accennato, salire su Uluru è molto difficile. L’unico sentiero, oltre ad essere ripido (ma dotato di catena messa proprio dagli addetti del parco, sic!) è quasi sempre chiuso. Non si può salire in occasione di tutte le feste australiane, tutte le volte che piove, tutte le volte che la temperatura sale sopra i 36 gradi (quasi tutti i giorni nell’outback) e non si può salire, infine, dopo le 8.30 del mattino! Ufficialmente tutte queste restrizioni sono fatte per tutelare la sicurezza degli escursionisti, ma è innegabile che questa determinazione vada un po’ oltre. Basti pensare, ad esempio che per non turbare gli aborigeni anche il giro a piedi intorno al monolite presenta alcune “restrizioni”. Se, infatti, Uluru è generalmente una montagna sacra, alcune zone alla base del monolite sono più sacre di altre tanto che è proibito fotografarle! Sì, è proibito fotografare un pezzo di roccia perché quel pezzo, secondo la cultura aborigena, è così sacro che può essere visto solo trovandosi in quel luogo e non altrove… Chi quindi è determinato a salire su Uluru per prima cosa dovrà armarsi di pazienza e aspettare una delle poche giornate di apertura, mentre tutti quelli che hanno in programma una visita del sito di un paio di giorni praticamente possono scordarsi la salita. La questione è comunque destinata ad innescare future tensioni. Sono, infatti, già passati più di 30 anni dei 99 di gestione dettati dall’atto di restituzione del 1985 e alla scadenza dell’accordo si può star certi che la salita verrà proibita, se non addirittura il sito chiuso. E’ facile immaginare, quindi, che tra qualche anno sempre più escursionisti vorranno salire su Uluru prima che sia troppo tardi e sempre più aborigeni vorranno imperdirlo.