Speleologia nella terra di Sandokan

Gunung Mulu national park

Se solo a salire su un ascensore vi sentite oppressi e vi prende la claustrofobia, oppure siete di quelli che preferiscono dormine con una fievole luce accesa perché il buio vi infastidisce, questo viaggio non fa per voi. Se invece l’idea di trascorrere ore e ore nell’oscurità a centinaia di metri sottoterra, con il rischio di finire soffocati o di precipitare in un buco, accende i vostri sensi allora dovete provare a fare speleologia al Gunung Mulu national park, in Borneo.

Ho viaggiato nella foresta pluviale del Sarawak malese. Ho esplorato il parco, visitato l’imponente “Deer cave” e assistito allo spettacolare “Bat Exodus” dei pipistrelli. (leggi: In Borneo nella caverna più grande del Mondo). Il mio desiderio di avventura però mi ha spinto a partecipare ad alcune escursioni speciali organizzate dai ranger del parco ed imparare i rudimenti della speleologia.

Racer cave, speleologia alla portata di tutti

Questa escursione, della durata di mezza giornata circa, è la prima vera e propria avventura di speleologia alla quale ho partecipato durante la mia vita e, come evoca il nome della caverna, ha rappresentato una grande sfida con me stesso. Non è necessaria una vera e propria preparazione a livello speleologico, ma l’aver praticato per anni l’arrampicata sportiva a livello amatoriale mi ha certamente aiutato nell’esplorazione sotterranea.

Borneo-cave (11) speleologiaHo compiuto l’escursione insieme ad una decina di viaggiatori e ad una esperta guida del parco che ci ha assistito durante tutto il percorso. Siamo partiti dal quartier generale del Gunung Mulu con una piccola imbarcazione e risalito il corso del Sungai melinau Paku, il fiume che conduce alle cascate Paku. Dopo circa mezz’ora di navigazione siamo sbarcati e abbiamo continuato a piedi nella foresta fino a giungere (in circa 20 minuti) all’ingresso della caverna.

Abbiamo indossato gli elmetti protettivi, acceso le torce e dopo un momento di incertezza ci siamo inoltrati nell’oscurità. L’emozione è stata fortissima. E’ stato come lasciare il mondo dei vivi per scendere negli inferi. Il buio ci è piombato addosso: è bastato superare un primo salto di roccia e uno dei classici stretti passaggi che si vedono nelle fotografie scattate dagli speleologi, per lasciarsi alle spalle l’ultimo barlume di luce. Ci siamo, quindi, incamminati in fila indiata seguendo il debole baluginare delle nostre torce e ascoltando attentamente le disposizioni della nostra guida.

Nel buio della caverna

A poco a poco una sensazione opprimente al petto si è impadronita di noi, una sorta di soffocamento dovuto per lo più al caldo umido della caverna, al sudore e alla fatica dovuta allo sforzo e allo stress psicologico. Il percorso non è stato agevole. L’esplorazione, della durata alcune ore, prevede una lunga camminata in salita e in discesa: è necessario superare alcuni difficili passaggi in arrampicata anche di diversi metri ed è fondamentale mantenere la concentrazione al massimo per non correre il rischio di cadere in qualche anfratto della roccia. Il sistema di caverne di questo sottosuolo è, infatti, formato da centinaia di cunicoli e tunnel per lo più ignoti anche alle esperte guide del parco. Se una persona dovesse, per sbaglio, svoltare in una direzione diversa dal gruppo e perdersi, l’unica conclusione possibile della sua escursione sarebbe la morte.

L’esplorazione, però, regala anche momenti straordinari: stalagmiti e stalattiti ovunque, rocce che sembrano scolpite da mani umane e che, invece, sono il risultato bizzarro di migliaia di anni di erosione di vento e acqua, insetti che nascono, vivono e muoiono nell’oscurità; odori e profumi, sensazioni amplificate allo spasimo e silenzio ancestrale. E su tutto il buio… Giunti in fondo alla percorso principale della caverna, durante la sosta, la guida ha ordinato a tutti di spegnere le luci per immergerci nell’oscurità completa e totale. E’ stata un’esperienza affascinante e paurosa insieme, amplificata dai racconti della guida sull’importanza di non esaurire mai la propria fonte di luce in una caverna (a quel punto anche un solo passo è fatale). Dopo aver effettuato il percorso a ritroso siamo usciti finalmente all’aria aperta e la giornata di è conclusa in barca.Borneo-cave speleologia

Clear water connection

Questa avventura speleologica suscita le stesse identiche sensazioni di quella precedente ma cento volte più amplificate per la maggiore difficoltà nell’esplorazione della caverna, per la durata (circa 6/8 ore) e per il fatto che per una parte dell’esplorazione si è con la metà del corpo in acqua all’interno di una fiume sotterraneo che scorre nelle profondità della Terra.

Questo tour è, infatti, classificato dal personale del parco come “avanzato” ed è quindi necessario dimostrare di potersela cavare senza problemi sottoterra. (Oltre a saper nuotare). Per poter affrontare questa prova ho dovuto iscrivermi ad una lista d’attesa e, non avendo pratica di speleologia, ho dovuto superare prima un test. Il test, appunto, è stata l’avventura a Racer Cave durante la quale la guida ha sondato le capacità dei partecipanti indicando poi quelli più idonei a compiere il Clear water connection. Siamo quindi partiti in barca risalendo il corso del solito fiume.

Dopo l’approdo ci siamo diretti alla Wind cave, una delle caverne spettacolari che si può visitare percorrendo una serie di camminamenti in legno. Il percorso è una delle visite guidate più frequentate del parco e al suo interno la Wind cave è illuminata con fari posizionati strategicamente che puntano le rocce più spettacolari. A margine del percorso ufficiale, però, c’è un cancelletto dal quale si accede all’inizio del percorso del “Clear water connection”.

Con l’acqua oltre le ginocchia

Il sentiero, senza più camminamenti in legno, si tuffa subito nell’oscurità e continua così per diverse ore. In totale si devono percorre 5 chilometri nel sottosuolo. La difficoltà tecnica è notevolmente superiore a quella dell’esplorazione precedente. Qui bisogna superare 3 “Squeezes”, passaggi in strettissimi cunicoli in cui il corpo è sottoposto ad una grande pressione. Soprattutto il secondo ha messo a dura prova i nostri nervi. Anche in questo caso, durante la pausa per un frugale lunch sotterraneo, abbiamo spento le luci (anche per risparmiare energia) e ci siamo fatti catturare dall’oscurità. Dopo alcune ore e 3 chilometri e mezzo circa di terreno conquistato, si arriva al momento più emozionante dell’avventura: l’inizio del percorso nel fiume sotterraneo.

L’acqua è fredda ma risulta un buon refrigerio dopo le energie spese per superare gli ostacoli precedenti. Il cammino è abbastanza agevole, la corrente è forte ma ci spinge nella direzione giusta. In alcuni punti l’emozione aumenta e si corre qualche rischio perché il livello dell’acqua sale paurosamente quasi fino alla cintola (il livello viene controllato preventivamente e nel caso l’escursione rimandata).

Borneo-cave (20)Verso la fine del percorso ho cominciato a sentire gli arti inferiori intorpiditi e la preoccupazione ha preso il sopravvento. Fortunatamente ma, giusto in tempo ed ecco avvicinarsi una piattaforma in legno dalla quale si esce dall’acqua e si giunge ai camminamenti di una nuova caverna parzialmente illuminata. Siamo giunti alla “Clearwater cave”, meta finale dell’avventura, un’altra delle spettacolari caverne visitabili. Distrutti ma felici siamo usciti all’aria aperta. La giornata si è conclusa con un bagno nel fiume.

Sarawak chamber

Purtroppo questa è un’avventura al di sopra delle mie possibilità (e di quelle di moltissime altre persone più in forma di me). Posso, quindi, solo immaginare quale sia l’emozione di entrare nella camera sotterranea naturale più grande del mondo. E’ un privilegio concesso a pochi, come dicevo, perché per raggiungere la “camera di Sarawak” è necessario praticare la speleologia da anni ed essere ottimi escursionisti. L’escursione parte come al solito dal quartier generale del parco e segue il percorso per salire in cima al monte Mulu. Dopo circa tre ore e mezza di salita si arriva all’entrata della “Good luck” cave da dove inizia l’avventura vera e propria per raggiungere la Sarawak chamber (che fa parte di questo sistema di grotte).

Il percorso da compiere sottoterra è di circa tre ore ed è necessario attraversare un corso d’acqua sotterraneo per un chilometro e mezzo. Si incontrano inoltre due strapiombi di circa 50 metri di altezza che non è facile aggirare dato il terreno particolarmente scivoloso. Non solo, l’esplorazione è possibile solo nel caso in cui l’altezza dell’acqua lo consenta (altrimenti è necessario rimandare il tour). Superate tutte queste difficoltà si giunge finalmente alla Sarawak chamber. La camera sotterranea, scoperta da una spedizione di speleologi britannico-malese nel 1980, è così imponente da poter facilmente contenere al suo interno 8 aerei jumbo 747, oltre alla Gaping gill, la più famosa caverna del Regno Unito. Per compiere il percorso di andata e ritorno sono necessario circa 15 ore di escursione.

Borneo-cave (8) speleologiaTrasporto e alloggio

Il mezzo più comodo per raggiungere il parco è la via aerea utilizzando piccoli aeromobili charter o un volo di linea bisettimanale (a seconda delle condizioni meteo) dalle città di Miri (Sarawak) o Kota Kinabalu (Sabah). Non esistono collegamenti via terra perché non ci sono strade. Una volta sul posto esistono diversi tipi di alloggio. Si va dal principesco “Mulu Marriot resort”, alle tradizionali longhouse malesi, ubicate nel parco, fino alle sistemazioni economiche in ostelli e guesthouse vicino al quartier generale del parco.

Il Borneo, infine, non è solo il paradiso degli appassionati di speleologia. Nella parte malese della regione si possono, infatti, provare decine di altre esperienze uniche. Ci si può immergere nel paradiso sottomarino ancora incontaminato di Sipadan (leggi l’articolo su Sipadan). Oppure si possono ammirare animali straordinari come le scimmie con la proboscide (leggi: Proboscis monkey).

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